Solo il 20 per cento dei centri di raccolta e smaltimento
di materiale tecnologico in Italia è a norma di regola
Una bella addormentata su un frigorifero rotto, è questa l’immagine scelta da Greenpeace per l’originale protesta inscenata davanti l’ingresso del ministero dell’Ambiente. Gli attivisti hanno creato un centro di raccolta di rifiuti elettronici che riproduce lo stato dell’ottanta per cento dei siti italiani che, secondo l’inchiesta di Greenpeace, non rispetta tutti i requisiti di legge. Computer distrutti, accatastati a terra, stampanti, monitor che rilasciano sostanze pericolose nel terreno, zone incendiate o razziate da chi che cerca di ricavarne rame o argento. Al centro di questo scenario desolante un’attivista vestita da bella addormentata simboleggia la ministra Prestigiacomo che, nonostante denunce e sollecitazioni, finge di non vedere e rimane inerte.
«Se la Prestigiacomo non va dai rifiuti, i rifiuti vanno alla Prestigiacomo. Visto che sulla questione della raccolta di rifiuti elettronici la ministra fa la bella addormentata, abbiamo deciso di portare davanti al suo ufficio un esempio dei tanti centri di raccolta irregolari che avvelenano l’Italia e il futuro dei nostri figli». Così Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace, ha motivato l’azione che questa mattina attivisti di Greenpeace hanno messo in atto davanti l’ingresso del ministero dell’Ambiente di via Cristoforo Colombo: la creazione di un centro di raccolta di rifiuti elettronici che riproduce lo stato dell’ottanta per cento dei siti italiani che, secondo l’inchiesta di Greenpeace, non rispetta tutti i requisiti di legge.

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